La linea

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Da piccolo la linea era quella che tracciavo con pennarelli, pastelli e  matite sui fogli a protocollo di babbo e mamma: imitavo quei fogli pieni zeppi di numeri che conoscevo a mala pena e di segni strani composti da linee, archi e croci. Questi non avevo veramente idea di cosa fossero, ma sembravano cose serie. Le linee rappresentano cose da grandi.

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Qualche anno più tardi la linea più familiare diventò un simpatico cartone, animato da una sola linea bianca che scorrendo sullo schermo scuro animava il personaggio nasuto e simpatico. Le linee non sono solo rette.

Poi vennero l’educazione tecnica e la geometria ed allora le linee diventarono quelle geometriche tracciate con squadra e righello. La linea diventò un’ entità seria riconducibile alla rappresentazione grafica di un problema. Niente divertimento, le linee sono cose serie.

Qualche anno più tardi al liceo la linea era quella da 3 punti del campetto da basket del Villone Puccini , era quella della porta arancione del campo da hockey e della Lazzi che ci portava a sciare nei giorni di assemblea di istituto o di qualche giorno rubato alle lezioni. La linea era quella sottile che percorrevo per studiare il meno possibile e riuscire lo stesso ad accontentare i genitori professori e i loro colleghi. La linea era quella che seguivo idealmente scorrazzando per tutta la provincia con il mio SI celeste in cerca di emozioni combinando milioni di cazzate.

Poi viene l’università, linee geometriche ancora più complesse ed importanti e coglioni insigniti del titolo di Docenti Ordinari ti impongono le loro linee senza senso, confidando nel fatto che gli studenti sono pecore e seguiranno la loro linea senza fare domande scomode o peggio intelligenti.

Ormai lo posso dire, vaffanculo baroni di merda, abbiamo finito l’università NON GRAZIE alla vostra linea ma NONOSTANTE la vostra linea. Vaffanculo. Le linee sono cose per gli altri.

La linea diventa allora quella del traguardo, quella della laurea ma ti accorgi appena la varchi che non era la TUA linea ma la linea che la società ti aveva inconsciamente indotto a seguire. Le linee sono cose per persone serie.

Per la prima volta ti accorgi che tutte le linee che hai disegnato, seguito, incrociato, studiato, attraversato sono linee pensate e volute da altri.

Ed eccoti a cercare la TUA linea. Ma sei confuso, non capisci ancora quali siano le linee che pensi te e quelle ancora pensate degli altri.

Ma un giorno un amico mai incontrato, un pazzo visionario innamorato della sua linea, un tale che nella vita forse non ha mai fatto niente di utile tranne ostinarsi a seguire la sua linea te la sbatte davanti al muso. La tua linea NON ESISTE ANCORA. La tua linea non è davanti, ma è DIETRO. La TUA linea è il segno del tuo passaggio, la traccia del tuo percorso, l’impronta di quello che hai appena fatto, il ricordo che lasci nelle persone incontrate in paesi lontani, la stima negli ex colleghi di lavoro.

Ma anche la tua linea EFFIMERA ha un valore. Lassù quando scegli un pendio da tacciare ed inizi a scendere, quella che lasciano i tuoi sci non è una semplice linea, ma è LA TUA LINEA, è quella che rappresenta chi sei, cosa cerchi, come e quanto ti metti in discussione. E’ la metafora della tua vita. E’ il disegno che un bimbo traccia con la sua matita preferita, e’ la scia di un aereo che vola lontano, è la strada che percorre un giudice fatto esplodere dalla mafia, è il vecchio sentiero percorso per migliaia di anni dalle popolazioni andine, è la grafia dello scrittore che narra di antiche ingiustizie, è il gesso del professore che insegna senza salire in cattedra, è la parola del giornalista che crede nel suo lavoro, è il sentiero fra le risaie percorso ogni giorno dal contadino cambogiano, è la scia della barca del pescatore del centro America che difende con i remi le sue reti dai pescherecci delle multinazionali, è l’impronta dei pattini della slitta del cacciatore Inuit, è la scarpa del giornalista iracheno, è la battuta del comico che ferisce perché tragicamente vera, è il sorriso di un bambino nelle strade di Gaza, è la lacrima di una mamma davanti alla bandiera a stelle e strisce ripiegata sopra la bara, è il confine di uno stato più giusto.

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La tua linea è la forza di vederla.

La tua linea è la forza di tracciarla.

La tua linea è la forza di non dimenticarla.

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Ringrazio i due bambini per il loro disegni trovati in rete.

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